Margherita Silvestri

Un giorno, un artista straniero che frequentava con me un corso all’Accademia di Belle Arti mi chiese se fossi slava. Lì per lì risposi di no ma, immediatamente dopo, il pensiero andò alla nonna friulana e lui mi confermò che, nei miei tratti somatici, riconosceva una fisionomia a lui familiare.
Sulla carta d’identità risulto piemontese ma, rispetto alle mie origini sono veneta per un quarto, friulana per un altro quarto, e siciliana per il resto percentuale, con antenati greci documentati da cognomi familiari inequivocabili. Beh…a 14 anni sono rotolata in Toscana dove ho trascorso gran parte della mia vita.
Mi ritengo una persona fortunata proprio perchè racchiudo in me la memoria e la varietà della storia di popolazioni anche molto distanti una dall’altra.
Mi sento come una pianta con un apparato radicale molto vasto, che assorbe la sua sostanza e la sua forza dai terreni più fertili…non importa quanto lontani nel tempo o nello spazio.
E vagabondando nel tempo e nello spazio ma, soprattutto, nella musica costruisco i miei mondi surreali ed è lì che ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare i Nobordergroup.
Mi piace pensare che, nelle mie opere grafiche, musica-segno-colore si integrino in un corpo organico e sinestetico. Alcune sono concepite con il guizzo, lo stile e il senso di una breve composizione musicale, frizzante e dal colore contrastante. Altre sono pensate ed eseguite mentre armonie jazz e poesie cantate, come quelle di De Andrè o Paolo Conte, mi accompagnano.
Ne emerge un repertorio di mondi possibili, antagonististi non aggressivi di quello reale, mossi da ironia e nonsenso, in parte ordinati da uno spirito geometrico non del tutto rinnegato.